Un uomo, dopo una rovinosa caduta da cavallo in una parata mascherata, vive da 20 anni asserragliato nella sua dimora convinto di essere Enrico IV, l’imperatore del Sacro Romano Impero in lotta col papato.

Circondato da servitori che ne assecondano tale convinzione, riceve improvvisamente la visita del nipote e di un paio di vecchi conoscenti, tra cui la donna amata perdutamente in gioventù e che assistette  al suo incidente.

Assieme a loro c’é la figlia di questa donna, che a sua volta oltre ad essere identica alla madre da giovane é fidanzata col nipote del protagonista.

Ma Enrico IV simula la pazzia o lo é realmente?

Il testo di Luigi Pirandello si concentra su un intricato gioco di rimandi e specchi, tra finzione scenica, testo e realtà; letteralmente una scatola cinese la quale contiene in se’ altre mille scatole colme di significati e piani di lettura.

Il tema della follia, della percezione dell’identità e del rapporto tra individuo e società sono i cardini del capolavoro pirandelliano- termine abusato spesso ma non nel caso dell’ Enrico IV – inseriti in una struttura metatestuale dove la messa in scena é metafora dell’esistenza umana.

La condizione dell’individuo é una rappresentazione per l’autore ed il Teatro riprende ciò, portandola  sul palco.

Opera ambigua e ipnotica, pregna di un’ironia amarissima sull’umanità e sulla corruzione del tempo che passa- la somiglianza di Matilda e sua figlia Frida, costringe la vecchia fiamma del protagonista ad un amaro raffronto e scatena nel finto Enrico IV un desiderio istintivo e violento, che condurrà al tragico finale.

Enrico IV non é una commedia, nessun testo di Pirandello lo é in realta’, ma una farsa dolorosa in cui l’ironia rappresenta la pietà e l’empatia dello scrittore verso i suoi personaggi, i quali, pur essendo intrisi di finzione, risultano ferocemente vividi e vitali.

L’opera omnia dell’autore di Girgenti é colma di un anelito doloroso di vita, nella sua spietata analisi delle meccaniche interelazionali.

L’uomo come essere sociale incontra la follia, intesa come separazione dalla collettività che lo teme o lo schernisce e questo accade pure al protagonista dell’Enrico IV, il cui vero nome viene ignorato volutamente per sottolineare l’identificazione con l’antico sovrano.

Lo spettacolo diretto da Antonio Calenda ne é un adattamento alquanto riuscito e seppur gran parte del merito spetti all’interpretazione sublime di Roberto Herlitzka, il cui talento straborda per tutta la durata dell’opera, il resto del cast, la regia e luci reggono bene il confronto con il protagonista.

Innanzitutto il casting risulta azzeccato per le fisicità degli attori, totalmente in parte con un testo sospeso tra medioevo e un presente mitico, in particolare il quartetto dei 4 consiglieri segreti.

Tra gli attori spiccano Daniela Giovanetti- Matilde, l’antico amore del protagonista-  e Armando De Ceccon, molto bravo nel rendere le sfumature di Belcredi, il caustico e manipolatore rivale in amore.

Roberto Herlistzka ci regala un personaggio straordinario, recitato in maniera perfetta quasi fosse stato scritto per lui.

Egli incendia la scena, mostrando tutto il suo amore per il Teatro e la recitazione.

Lo spettacolo, in scena presso il Teatro Basilica, dovrebbe esser in scena fino all’otto marzo ma gli addetti ai lavori sono in attesa delle disposizioni del decreto sulla sicurezza a causa dell’epidemia del corona virus, riguardo la chiusura dei teatri.

Roberto Cesano