Prima che gli Achei sbarcassero a Troia, Agamennone sacrificò la figlia Ifigenia agli dei per placare i venti contrari che impedivano alle navi di salpare alla volta della città nemica.

Clitennestra, sua moglie, lo supplicò di risparmiare l’adorata figlia invano e giurò vendetta al marito; mentre l’uomo era in guerra, divenne l’amante di Egisto, cugino del monarca colmo d’odio verso di lui, e quando Agamennone tornò vittorioso con la profetessa Cassandra, principessa troiana dalle visioni infauste, Clitennestra orchestrò il loro massacro assieme all’amante.

Nell’Agamennone di Eschilo, prima parte della trilogia Orestea, è messo in scena tale evento donando alla Storia la ferina e appassionata figura di Clitennestra, una sorta di mitica ispirazione della figura delle moderne dark ladies.

In Glitter in my tears-Agamennone, Enzo Cosimi rivisita tale tragica vicenda dalle forti tinte noir per farne una miscela di testo e perfomances di teatro danza: Clitennestra, Alice Raffaelli, Egisto, Matteo De Blasio ed  Agamennone, Giulio Santolini, inscenano il conflitto e l’orrore dell’interrelazione tra i tre personaggi, affidandosi all’affascinante dialettica del rapporto tra dominante e dominato nella pratica sadomaso, che accompagna una sorta di studio sul tema della vendetta.

Clitennestra vuole vendicarsi del marito, colpevole d’aver ammazzato la figlia per vanità e per una causa vacua, ovvero recuperare la bella e consenziente Elena. Il ritorno del re, che nel frattempo ha brutalizzato e reso schiava la povera Cassandra e che per tutta l’Iliade è raffigurato come tracotante ed ebbro di potere, non può che essere l’infausta occasione per compiere un omicidio.

Movimenti come lame, corpi flessibili, mutevoli equilibri di potere si dispiegano nei 60 minuti di uno spettacolo sorpredentemente scarno e per nulla incline al barocco, come ci si aspetterebbe da una tale trama di base.

Il lavoro di Simoni è un’opera di sottrazione; una discesa verso il nucleo della natura feroce e violenta dei tre personaggi del mito greco mescolata con frammenti autobiografici delle vite dei tre interpreti, messi letteralmente e simbolicamente a nudo sul palco.

L’impatto è forte e coinvolgente: le coreografie di Cosimi ipnotizzano lo spettatore e lo trascinano in una delirante messa in scena, dove trionfano brama di potenza, sopraffazione e il sangue.

I protagonisti sono bravi ed espressivi; i loro corpi tesi come violini si scatenano in una furibonda mimesi di desiderio e crudeltà diretti sapientemente da Simoni, interpretando con voce e movimenti un sentito omaggio allo spitito della tragedia di Eschilo- il primo dei tre celebri tragici greci-.

La Clitennestra di Alice Raffaelli è una virago, un essere di primordiali istinti e una dominatrix in grado di sottomettere Agamennone, cui Santolini resta un sorriso beffardo e sprezzante, e l’etereo Egisto di De Blasio.

Opera seminale e prima arte di una trilogia sulla vendetta, ideata da Cosimi, è in scena l’8 e 9 maggio alle ore 21 presso il Teatro India.

Roberto Cesano