ImmagineIl Mercante di Venezia è tra le opere più note e più ambigue di Shakespeare, ricca di simboli e di livelli di lettura. Può, quindi, risultare un rischio per alcuni registi avvicinarsi a questo testo. La versione di Giancarlo Marinelli, che sarà in scena al teatro Ghione fino al 16 febbraio, ruota principalmente e appropriatamente intorno alla figura dell’ebreo Shylock e, di conseguenza, a Giorgio Albertazzi che ne veste i panni. La figura del vecchio ebreo, così come quella del grande attore, dal momento della sua uscita attira l’attenzione dello spettatore, costantemente dubbioso se detestare o se allinearsi con quell’uomo solo, abbandonato anche dalla figlia per l’avidità con cui centellina i suoi sentimenti, oltre che i suoi soldi. Si esce dal teatro soddisfatti grazie alla prova attoriale di Albertazzi, che con pochissimi gesti e movimenti, trasmette il senso di meschinità patologica di uno dei più importanti personaggi shakesperiani.

La scelta forse discutibile di eliminare l’ultimo atto, in cui i riflettori nel testo originale si spostano totalmente da Venezia a Belmonte, sottolinea ancora una volta la decisione di incentrare lo spettacolo sul prestito e sulla risoluzione dello stesso, piuttosto che sulla secondaria vicenda, ben più leggera e divertente però, dell’innamoramento di Porzia con Bassanio.

Azzeccata la scelta delle musiche e delle immagini sullo schermo dietro la semplice scenografia: un classico ponte veneziano che si trasforma all’occasione in un balcone della dimora di Shylock o nella villa di Porzia a Belmonte. Se alcuni tra gli attori più giovani risultano a volte leggermente sopra le righe o ancora acerbi, appaiono degni di nota per la loro maturità teatrale sia Cristina Chinaglia, nei panni di Lancillotto/Giobbino, che primeggia con un simpatico accento veneto, sia Stefania Masala, perfetta nei panni di Porzia, e Sergio Basile, che, in linea con i desideri del grande autore inglese,  porta in scena un Antonio innamorato, più che amico, del suo caro Bassanio.

Andrea Di Carlo