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” …Se faremo entrare in testa
al mondo intero
che comprare è esistere

noi romperemo, signori miei,
quell’ultima vecchia barriera che si chiama:
bisogno.
Il nostro obiettivo
è un pianeta Terra
in cui non si compri più nulla per bisogno
ma si compri per istinto.
O se volete, concludendo, per identità.

Solo allora le banche, signori,

Lehman Trilogy è la storia del colosso finanziario americano, la Lehman Brothers, fondato da tre fratelli tedeschi di origine ebraica, che a fine ottocento dalla Germania sbarcarono in Alabama, si reinventarono commercianti di cotone, passarono attraverso la gestione di fondi per la ricostruzione del Sud devastato dalla Guerra di Secessione, si sporcarono le mani con il carbone per la costruzione della ferrovia coast to coast, s’unsero del grasso vischioso del petrolio arrivando a fondare la mitica Lehman Brothers, fino alla bancarotta mondiale del 2008, al crack USA, che ha dato l’avvio alla crisi economica che tutt’oggi imperversa con i suoi effetti su tutto il mondo della finanza.

Un’ascesa intelligente, geniale, coraggiosa, vertiginosa, anche immorale, cui ha fatto da contrappunto una ricaduta epocale.

E’un’opera tanto avvincente per eventi e fatti raccontati quanto per la forma con cui essi sono narrati in stile ronconiano, dal ritmo scandito dal calendario delle festività ebraiche, da versi in rima, da dialoghi a più voci dei personaggi, in una sorpresa continua che toglie il fiato al pubblico, costantemente attento nel seguire l’avvincente narrazione.

Lehman Trilogy di Stefano Massini, per la regia di Luca Ronconi, è appena passato a Roma, al Teatro Argentina ed ora tornerà a gennaio in scena al Piccolo di Milano.

Lo spettacolo potente, drammatico, e al tempo stesso ironico per l’efficacia e la raffinatezza della drammaturgia, per l’attualità dei temi finanziari trattati; è l’ultima regia firmata da Ronconi, prima della sua scomparsa avvenuta nel febbraio del 2015. Potrebbe definirsi anche il simbolo più compiuto della ricerca del regista sul testo, dove ancora una volta egli ha messo in risalto l’attore e la drammaturgia dello spazio minimale.

A portare in scena l’ascesa economica e il drammatico tracollo della famiglia americana Lehman, un cast di grandi interpreti da Massimo De Francovich, Fabrizio Gifuni, Massimo Popolizio, Martin Ilunga Chishimba, Paolo Pierobon, Fabrizio Falco, Raffaele Esposito, Denis Fasolo, Roberto Zibetti, Fausto Cabra, Francesca Ciocchetti e Laila Maria Fernandez.

De Francovich dà il via alla narrazione, interpretando con toni austeri e impeccabili Henry Lehman, il primo fratello sbarcato in America, detto la Testa. Gifuni è Emanuel, il Braccio, colui che ama l’azione fatta di istinto. La sua grande attrazione verso il cambiamento, spingerà la famiglia verso le fabbriche del Nord America. Il superlativo Popolizio è Mayer, intermediario tra i due fratelli, più morbido e sentimentale, intuitivo e dotato di quell’ironia brillante tipica dell’identità ebraica. Suo figlio Herbert è l’efficace Zibetti: il suo spirito di contraddizione lo porta a declinare in modo diverso il potere della famiglia diventando governatore e non banchiere senza mai essere d’accordo. Paolo Pierobon interpreta  Philip, figlio di Emanuel, nato a New York, è con lui che la Lehman diventa Corporation e si quota in borsa.

Grande stratega fin dalla giovane età annota tutto su un taccuino in modo maniacale, persino le pretendenti da sposare, passate al vaglio mese per mese in un esilarante catalogo che strappa applausi a scena aperta. Suo figlio Robert, Bobbie interpretato con grande energia da Fausto Cabra, amante dei cavalli e dell’arte, porterà alla rovina l’avventura finanziaria della famiglia.

Tutti i personaggi narrano le proprie vicende, parlando anche in terza persona.

La scena, curata da Marco Rossi, è scarna, vuota, completamente bianca; appaiono e scompaiono pochi oggetti, tavoli e sedie, insegne di banche e negozi, un orologio mobile sospeso in aria, un acrobata che a tratti taglia lo spazio.

D’intesa con l’autore, Luca Ronconi suddivise i tre capitoli della Lehman Trilogy (Tre fratelliPadri e figliL’immortale) in due parti intitolate Tre fratelli e Padri e figli.  Lo spettacolo, è ideato in due parti distinte e indipendenti fra loro che andranno in scena in maniera autonoma o singolarmente o entrambe rappresentate nella medesima serata.

Igor Pagan