ocean terminal 2 (2)Prima di ogni cosa bisogna inquadrare il titolo dello spettacolo: Ocean Terminal è il titolo del libro pubblicato postumo di Piergiorgio Welby, nel quale l’autore descrive gli aspetti salienti della sua vita, fino alla scoperta devastante della sua malattia. Attorno al nome di Piergiorgio e alla sua nota vicenda, è nato in Italia il dibattito sul tema spinosissimo dell’eutanasia, che ha scosso le coscienze del paese. Il modo nel quale viene affrontato nel libro lo scorrere della propria vita, del tutto originale e a tratti molto forte emotivamente, non poteva non essere trasposto in forma teatrale per far rivivere al pubblico quelle sensazioni uniche, fortissime, provate da Piergiorgio durante la propria malattia, fino al sopraggiungere della morte. Ecco, la morte, il tema centrale unico attorno al quale ruota la vicenda Welby. 

Ocean Terminal è uno spettacolo diretto ed interpretato dal bravissimo Emanuale Vezzoli, il quale in un’ora di spettacolo espone il testamento spirituale di Piergiorgio, con una tale intensità di emozioni, che ti portano a riflettere sulle cose veramente importanti della vita, e del fatto che essa è una sola e bisogna viverla al meglio delle proprie possibilità, perché non si sa mai cosa può riservare il futuro.

La bravura di Emanuele Vezzoli durante tutto il monologo con i suoi sguardi intensi, la gestualità marcata, i suoi respiri affannosi, i suoi assordanti silenzi, la sua voce calda, in un crescendo di sensazioni, rabbia, frustrazione nel trovarsi nella condizione di non poter più muoversi da quella fredda stanza, la voglia di vivere ma anche la voglia di morire, portano lo spettatore a seguire quasi in trance l’evolversi della scena, e a pensare che a tanti di noi manca forse il coraggio delle scelte che indirizzano in un senso o nell’altro le nostre vite.

Emanuele è stato in defintiva il tramite per trasferire a noi altri la ricchezza interiore di Piergiorgio, e farci uscire dal teatro più consapevoli e maturi dei nostri mezzi. 

Di spettacoli di questo genere dovrebbero essercene molti di più, perché coinvolgere spiritualmente e mentalmente lo spettatore sulle vicende serie della vita non farebbe altro che accrescere la ricchezza interiore della persona stessa e, in definitiva, del nostro paese in generale.

In scena fino al 6 ottobre 2013 al Teatro dei Conciatori di Roma.

Giuseppe Prodomo