palomar (2)Al teatro dell’Orologio, il 12 e 13 novembre è andato in scena l’incantevole Palomar, spettacolo di teatro di carta su testo di Italo Calvino, con la regia di Raquel Silva.

Fin dall’ingresso in sala, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a una performance singolare: al centro del palco troviamo un altro teatro, in miniatura, con tanto di quinte e sipario, decorato con splendidi disegni,  adagiato su un tavolo ed è pronto a raccontare storie.

La creazione, come la definisce la regista nell’introduzione, ci mostrerà tre racconti di Calvino: Il seno nudo, Il gorilla albino e L’universo come specchio.

La voce recitante, coadiuvata dal delicato disegno sonoro di Daniela Cattivelli, ci accompagna dolcemente nel mondo immaginario del signor Palomar, protagonista di tutti e tre i racconti, che si confronta con sé stesso e con il mondo.

Dinnanzi ai nostri occhi il sipario del teatro di carta si apre e al suo interno personaggi e ambienti scorrono e si muovono, abilmente manipolati da Alessandra Solimene e Raquel Silva.

Tutto è realizzato tramite dipinti sagomati su piani paralleli; la bellezza delle immagini è disarmante: lo stile pittorico di Alessandra Solimene, il movimento, gli effetti ottici, i piccoli meccanismi fanno di ogni scena un quadro animato di grande delicatezza e intensa carica emotiva.

Il teatro di carta era una forma di teatro popolare nell’Inghilterra del XIX secolo, riproposto oggi è un veicolo privilegiato per la poesia, secondo la felice intuizione della regista.

Seguiamo Calvino nelle sue riflessioni sulle convenzioni sociali, sulla solitudine del diverso, sulla difficile conciliazione dell’uomo e del mondo circostante, vediamo le sue parole caricarsi della forza delle immagini.

Il lavoro sul testo, sulla resa di ogni sfumatura, è encomiabile.

La scelta della tecnica e la perfezione nella realizzazione, che ha richiesto tre anni di lavoro, rende Palomar uno spettacolo unico nel suo genere, un piccolo prezioso gioiello.

Giovanna Berardinelli