sei personaggiNel meraviglioso Giardino della Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio all’Aventino, dal quale si può ammirare una incantevole e suggestiva veduta sul centro di Roma, è partita lo scorso 9 luglio la XIX edizione di Pirandelliana, la rassegna teatrale che ogni estate mette in scena opere di Luigi Pirandello. Con la regia di Marcello Amici, la compagnia La Bottega delle Maschere quest’anno presenta nei giorni pari Sei personaggi in cerca d’autore.

La trama è ben nota agli appassionati: una compagnia teatrale sta provando per mettere in scena Il giuoco delle parti di Pirandello, quando sei persone spuntano da chissà dove sul palcoscenico, raccontano di essere sei personaggi in cerca d’autore, rifiutati dallo scrittore che li ha concepiti e chiedono al capocomico di aiutarli a mettere in scena il loro dramma. Dopo qualche resistenza, il capocomico acconsente alla richiesta e i sei personaggi raccontano agli attori la loro storia perché possano rappresentarla. Una storia di tradimenti e di miseria, di rancore e di vergogna, in cui si consuma il dramma di una famiglia tormentata e piena di vecchi e nuovi rimorsi.

Gli attori della compagnia teatrale sul palco provano a rappresentare il reale dramma di quei personaggi, i loro sentimenti, il vero essere di ciascuno ma non riescono, perdendo il pathos che caratterizza il racconto diretto. E allora i personaggi continuano la loro storia, desiderosi di vivere la loro realtà, quella per cui furono creati, fino a che il dramma culmina nella scena finale in cui la storia finisce in tragedia, senza avere la possibilità di capire se essa sia reale o no, se si tratta di una invenzione o se è davvero il loro dramma.

Un’opera importante, forse la più conosciuta tra le opera di Pirandello, ma soprattutto la prima della trilogia del teatro nel teatro, che comprende anche Stasera si recita a soggetto e Ciascuno a suo modo. Una tematica molto interessante, in cui lo spettatore si trova di fronte alla dicotomia tra la scena che vuole rappresentare una presunta realtàla consapevolezza di essere davanti ad una finzione, visto che si tratta comunque di teatro. Il concetto pirandelliano della distinzione tra persona e personaggio, dove l’attore recita ma deve convincere il pubblico che sta dicendo la verità e dove non sono i personaggi a recitare, ma solo gli attori. Ed ecco che il palco si divide, mantenendo ben separati sulla sinistra della scena gli attori, che dovranno inscenare la storia della famiglia in cerca d’autore e sulla destra la famiglia stessa che guadagna il centro nei momenti di rappresentazione del proprio dramma, in un gioco di battute tra i personaggi, gli attori, i membri della famiglia e il disorientato capocomico, tutti pronti al confronto e sempre vivacemente partecipi.

La scenografia è scarna, così come l’avrebbe voluta lo stesso autore, per lasciare spazio alla fantasia del pubblico senza dargli immagini che aiutino a distinguere tra realtà e finzione. I costumi sono rigorosamente selezionati, in perfetto stile anni venti del novecento, per proiettare lo spettatore nell’epoca della prima rappresentazione nel 1921 al teatro Valle di Roma, quando l’opera fu contestata e allo stesso autore furono lanciate monetine all’uscita del teatro, in segno di sdegno. Oltre a delle sedie disposte linearmente sulla sinistra del palco per far sedere gli attori, sulla destra è posizionato un telo a mo’ di schermo quadrato che, nella sua semitrasparenza, mostra i personaggi. Questi all’inizio della pièce vi si trovano dietro e durante la rappresentazione ne escono uno alla volta togliendosi maschere dal viso: il padre, Marcello Amici, la figliastra, Paola Tripodo, la madre, una bravissima Anna Varlese che sa rendere molto bene il tono funereo proprio del personaggio che interpreta, e il figlio, Davide De Angelis, anche lui in grado di trasmettere l’angoscia propria del dramma familiare che Pirandello costruisce mediante i dialoghi dei personaggi. Il giovinetto e la bambina, invece, dato che non hanno battute, sono stati sapientemente resi con due pupazzi bianchi che restano seminascosti dietro al telo bianco.

In quanto agli attori, ancora una volta la compagnia La Bottega delle Maschere ci regala una pagina di grande teatro, diretti da un meraviglioso Marcello Amici. Spicca il direttore-capocomico, interpretato da Marco Vincenzetti, che fa da attore leader per tutto lo spettacolo. Molto simpatica anche l’interpretazione di Alessandra Ferro che interpreta la stramba Madame Pace, vestita di un rosso acceso, con una parrucca biondo platino e che, lo stesso Pirandello fa parlare in un buffo mix di italiano e spagnolo. Di particolare rilievo anche l’uso del colore viola per alcuni abiti: l’impermeabile di Davide De Angelis e la sciarpa di uno degli attori; quasi a voler sfidare la scaramanzia per cui gli attori non devono indossare abiti viola in scena. La scelta musicale è anch’essa di tutto rispetto: lo spettacolo inizia con un sottofondo di Chopin e termina con lo Studio op. 8 n. 12 del compositore russo Scrjabin.

La compagnia La Bottega delle Maschere, dunque, si conferma, anche quest’anno, come un interessante punto di riferimento per le notti dell’estate romana.

Assolutamente da non perdere, in scena il martedì, giovedì e sabato fino al 9 agosto.

Claudia Belli