Euripide fu, oltre al più moderno tra i tragici greci, un fine cantore della complessità della psicologia femminile. Nella celebrata Grecia delle polis, le donne erano l’incarnazione delll’esclusione sociale e della diversità: prive del diritto di voto e di partecipare alla vita pubblica e relegate nei tiasi, i circoli femminili, ed in stanze della casa, separate da coniugi e padri. La condizione femminile, in Euripide, assurge a metafora dell’alterita’: Medea incarna l’alienazione e la diffidenza verso gli stranieri; Antigone, la ribellione contro l’Autorita costituita e le sue assurde leggi, prive d’umanità, per citare due tra i suoi personaggi più celebri.

Ne Le Troiane, le protagoniste sono alcune tra le sopravvissute alla presa di Troia, direttamente dall’Iliade: Ecuba, la regina madre, le sue figlie Cassandra, la veggente maledetta e Polissena, data in schiava ad Achille per poi esser sgozzata sulla tomba del defunto eroe acheo, Elena, la causa della guerra ed Andromaca, la vedova di suo figlio Ettore. Come le altre sopravvissute, attendono di esser caricate sulle navi dei Greci, simili a  bestiame, mentre Ilio/Troia e’ una distesa di macerie fumanti e cadaveri.

Tutto brucia dei Motus parte dal testo di Euripide, per compiere un volo pindarico sul lutto, la tragedia e il mutamento come moto vitalizio. Il tema elegiaco-funebre domina la scena; il lutto, quale esperienza individuale e collettiva  viene raffigurato attraverso il suggestivo stile dei Motus e l’interpretazione delle aliene Silvia Calderoni e Stefania Tansini, con R.Y.F ( Francesca Morello) che fa le veci del coro come funzione.

Troia brucia ed il microcosmo che incarna e’ polvere e cenere, le poche donne rimaste in vita sono confinate in un campo sulla spiaggia- sono barbare per gli Achei, atte a dar piacere e servire I vincitori-.

Quindi  Tutto Brucia  e’ una parabola sulla fine del Tempo di una società; un’acre, allucinata disquisizione visiva sulla violenza umana e sulla guerra, come espressione stessa dell’uomo.

Una danza sincopata, come I movimenti delle due attrici, sulla precarietà esistenziale.

Lo spettacolo abbraccia pienamente la riflessione scientifica “ nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, poiché porta in scena la mutazione come principio dell’esistenza nel suo flusso imperituro.

Ed infine affronta il lato oscuro- della luna- della femminilità: la donna che piange il maschio morto e lo avvolge nel sudario, colei che sopravvive al consorte/figlio/nipote; Hecate, dea della Stregoneria, parte della Trinità lunare con Artemide e Selene, signora degli Inferi e delle pulsioni segrete delle donne, invocata da Cassandra.

La potenza dello spettacolo, scarno e disadorno come elementi scenici, usati in maniera strepitosa- non anticipo nulla al riguardo -, si cela nel suo caotico marasma visuale.

Una struttura narrativa a segmenti, dedicati alle protagoniste della tragedia di Euripide, con citazioni di Sartre ed altri, ferocemente interpretato dalla Calderoni e la Tansini e cantati  da R.Y.F.

Lo spettatore e’ rapito e destabilizzato, fruitore partecipe di un’esperienza inusuale.

Tutto brucia e’ pura avanguardia dei corpi e dello spazio teatrale, che si nutre della tradizione stessa del Teatro per raccontare il presente.. I tre tempi si intersecano per rendere l’opera, quello che il teatro dovrebbe esser sempre: eterno ed universale.

Un plauso a Daniela Nicolò’ ed Enrico Casagrande, ideatori e registi, allo spendido trio sul palco- la trinità e’ un concetto ricorrente nelle divinità femminili- alle luci di Simone Gallo ed a tutti l’ispirato comparto tecnico.

In scena,  presso il Teatro India fino al 23 settembre.

Roberto Cesano