Tutti conosciamo Un Turco Napoletano di Eduardo Scarpetta, commedia del 1888, nella trasposizione cinematografica di Mario Mattoli del 1953, che vede come protagonista nei panni di Felice Sciosciammocca, il mitico ed inarrivabile Principe della Risata, Totò.

Quella che invece è in scena, al Teatro Prati di Roma, è la versione ridotta e riadattata da Fabio Gravina che lo vede anche tra i protagonisti.

Come di consueto, quando ci troviamo di fronte a Gravina, alla sua compagnia e alle sue messe in scena,  tutto risulta realizzato nel minimo dettaglio e tutto perfettamente pensato dai costumi alle scene, fino alla riduzione e riadattamento del testo teatrale.

La storia è quella di Felice Sciosciammocca costretto per un equivoco, a vestire il ruolo di un turco eunuco, assunto su raccomandazione di un politico, da Don Pasquale, uomo geloso della giovane moglie e di sua figlia.

Felice, dotato di una forza disumana, verrà messo al servizio di moglie e figlia, per controllarle e farle uscire di casa scortate.

L’arrivo di Felice comporterà una serie di equivoci, di momenti esilaranti, che regaleranno al pubblico due ore di divertimento assoluto; il  tutto con una comicità che risulta ancora contemporanea, ma che al tempo stesso ci permette di fare un viaggio nel passato, immergendoci in storie, luoghi e situazioni di altri tempi.

Situazioni che contestualizzate nel presente, non sono poi cosi tanto estranee e lontane da noi: gelosie, ipotesi di tradimenti e tutto ciò che ne può conseguire, ma senza perdere quella leggerezza che solo un testo di Eduardo Scarpetta può regalarci.

Nel ruolo del turco, Geremia Longobardo, ormai presenza costante nella compagnia di Gravina, un attore che impersona perfettamente il personaggio di Felice e riuscirà ad essere motore trainante di tutta la storia, coadiuvato da ottimo ed affiatato cast.

Come ciliegina sulla torta, le musiche di Mariano Perrella, le scenografie e costumi perfettamente realizzati da Francesco De Summa.

Un classico della commedia teatrale napoletana assolutamente da non perdere e in scena fino al 2 Febbraio 2020 al Teatro Prati di Roma.

Fabio Sepe